Sonda Pioneer 10

“Conosci la storia della sonda Pioneer 10?”

“No. Raccontamela.”

“All’inizio degli anni settanta gli americani mandano in orbita una sonda, una delle prime a spingersi fuori dal sistema solare. La Pioneer 10. Ci pensano un po’ su e decidono di inserire una placca d’oro che porti un messaggio per gli extraterrestri. L’idea é: se un ET di passaggio intercetta la navicella avrà modo di sapere qualcosa dell’umanità attraverso un rettangolo grande come un foglio A4, una specie di grosso biglietto da visita.”

“Ma un messaggio scritto? Mica è detto che ET sappia leggere.”

“No, infatti. Nella placca c’è la formula dell’idrogeno, che è l’elemento più abbondante dell’universo, poi il codice binario 01 e la sezione aurea. Ci sono anche i pianeti con la posizione esatta della Terra. E altro che non ricordo. Ma la cosa più interessante sono i disegni di un uomo e una donna nudi di fronte alla navicella.”

“Di che razza?”

“Direi caucasica, lei l’hanno disegnata molto culona, caviglie grosse.”

“Magari era per non far venire i complessi alla signora ET.”

“Forse. Comunque ci sono due cose che mi hanno sempre colpito di questa storia. Lui ha la mano alzata in segno di saluto, lei no.”

“Lei é stronza…”

“Anche lui, perché in realtà non saluta, ma mostra di avere il pollice opponibile. In quel gesto che sembra innocuo c’è tutta l’ambiguità dell’uomo. Ti avvicino con il sorriso, per raccontarti la mia superiorità.”

“Come te.”

“Come me.”

“E la seconda cosa?”

“La seconda cosa è che in una prima stesura uomo e donna si tenevano la mano.”

“E poi?”

“E poi ET avrebbe potuto pensare a un unico essere. E quindi hanno deciso di distinguerli, di non creare nessun contatto.”

“E perché non mettere un bambino?”

“O un vecchio? Al mondo ci sono più vecchi che bambini.”

“O un topo, al mondo ci sono più topi che uomini.”

“Perché quella placca non rappresenta la Terra, ma l’umanità.”

“Allora avrei messo della musica. Il pentagramma é un codice da decifrare. Se decifrano i codici binari, decifrano anche le note.”

“Ci ho pensato anch’io. Ma sarebbe stata una mezza truffa, un modo poetico di raccontarsi, ma non realistico. A me piace l’idea che ci siano quell’uomo e quella donna nudi, sarebbe lo stesso fossero due donne o due uomini, è uguale. Due che non si danno la mano per paura di perdere la loro identità. Che salutano con un gesto che è lo stesso con cui dicono anche alt, fermo.”

“L’hanno recuperata alla fine la sonda?”

“No, credo che sia ancora in orbita.”

“Vuoi dire che dall’altra parte dell’universo ci sono un uomo e una donna nudi vicini ma lontani, che da cinquant’anni non riescono a prendersi per mano?”

“Sì.”

“Suona molto familiare.”

Dodici ricordi e un segreto, Enrica Tesio
Immagine da https://it.wikipedia.org/wiki/Placca_dei_Pioneer

Scegli biancheria intima firmata…

Scegli biancheria intima firmata nella vana speranza di dare una botta di vita di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, il cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, mettilo nella tasca della giacca fresca di una fabbrica di schiavi del Sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persone mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, dì al mondo cos’hai mangiato a colazione, spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro.

Trainspotting 2, Danny Boyle

La parte più intima di una donna non l’avrai…

La parte più intima di una donna non l’avrai mai mentre la spogli, l’avrai mentre l’ascolti.
Si è nudi e sconosciuti, vestiti e fusi. La parte più intima di una donna l’avrai quando le toccherai un punto che non avrà mai toccato nessun altro così: la sua anima.
La parte più intima di un uomo l’avrai quando metterai a nudo le sue fragilità e saprai riconoscerle senza riderne.
Quando un tuo sguardo, uno soltanto, gli toglierà la ruggine dall’anima. Quando saprai lasciare qualcosa di te anche dopo gli attimi di pura passione, senza che la ragione poi riprenda il sopravvento. Quando dopo vorrà continuare a fare l’amore con i tuoi pensieri, senza andare di là con una sigaretta distratta. Perché avrà sempre per te un pugno di tenerezza. Perché vorrà curarti di carezze esclusive. Perché nel prenderti tutto ti darà tutto di sé, senza la necessità di riprendersi niente.

Massimo Bisotti

La storia è questa

Intrecciamo relazioni con persone lontane, confidiamo i nostri segreti agli schermi, ci guardiamo bene dall’aprirci con chi è vicino, a meno che a cullare l’intimità non ci siano alcol o droghe; ci ammazziamo di lavoro, ci facciamo coccolare solo da cani e gatti. Mangiamo male, non facciamo movimento, dormiamo peggio. Se possiamo evitarlo non usciamo di casa. Obnubiliamo i sensi con la masturbazione, i cervelli con scarsa dialettica e tonnellate di serie TV. Soprattutto ci guardiamo bene dal dire la verità. Oppure la diciamo parzialmente agli altri per evitare di dirla totalmente a noi stessi.

 

http://piccole.rispostesenzadomanda.com/post/168755796966/la-storia-%C3%A8-questa

Io me li bevo come un liquore i trent’anni…

“Io mi diverto ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone.

Ascoltami, Cernam, White, Bean, Armstrong, Gordon, Chaffee: sono stupendi i trent’anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!

Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è incominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni!

Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti.

Se siamo atei, siamo atei convinti.

Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.

E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti.

Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.

Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo.

Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.

Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.

È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più.

Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo.

Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e in avanti, a meditare sulla nostra fortuna: e allora com’è che in voi non è così?

Com’è che sembrate i miei padri schiacciati di paure, di tedio, di calvizie?

Ma cosa v’hanno fatto, cosa vi siete fatti?

A quale prezzo pagate la Luna?

La Luna costa cara, lo so.

Costa cara a ciascuno di noi: ma nessun prezzo vale quel campo di grano, nessun prezzo vale quella cima di monte.

Se lo valesse, sarebbe inutile andar sulla Luna: tanto varrebbe restarcene qui.

Svegliatevi dunque, smettetela d’essere così razionali, ubbidienti, rugosi!

Smettetela di perder capelli, di intristire nella vostra uguaglianza!

Stracciatela la carta carbone.

Ridete, piangete, sbagliate.

Prendetelo a pugni quel Burocrate che guarda il cronometro.

Ve lo dico con umiltà, con affetto, perché vi stimo, perché vi vedo migliori di me e vorrei che foste molto migliori di me.

Molto: non così poco.

O è ormai troppo tardi?

O il Sistema vi ha già piegato, inghiottito?

Sì, dev’esser così”

Oriana Fallaci

Fonte:

Io me li bevo come un liquore i trent’anni…